Presentiamo in questa pagina il volume curato dal Centro studi territoriali
La generosità che fa la differenza
Benefattori e cittadini meritevoli tra Villoresi e Naviglio Grande
La memoria del mondo libreria editrice
A due anni dalla pubblicazione di Intraprendenti, tenaci, appassionate. Il volto femminile nella storia del territorio, volume dedicato alle figure femminili che ha riscosso grande interesse, proponiamo il volume La generosità che fa la differenza. Benefattori e cittadini meritevoli tra Villoresi e Naviglio Grande.
La scelta di concentrare l’attenzione su queste figure è nata dalla volontà di trovare, nel nostro passato, degli esempi positivi; di conoscere uomini e donne contraddistinti dalla volontà di cambiare in meglio la realtà in cui erano immersi grazie all’impegno personale.
Anche in questo caso si tratta di una raccolta di biografie di donne e uomini, realizzata a più mani, grazie ai contributi di autori che da anni si dedicano a ricerche storiche, culturali e sociali su base territoriale, per gettare luce su fatti, episodi, esperienze che dimostrano, ancora una volta, la ricchezza culturale, sociale e umana del luogo in cui viviamo.
La pubblicazione ha avuto il patrocinio della Fondazione per Leggere e del Polo culturale del Castanese, sodalizio intercomunale al quale fanno capo Arconate, Bernate Ticino, Buscate, Castano Primo, Cuggiono, Inveruno, Magnago, Nosate, Turbigo, Robecchetto con Induno; è stata sostenuta anche delle Amministrazioni comunali di Busto Garolfo, Gaggiano e Vanzaghello.
È possibile averne una copia
Riportiamo qui la prefazione di Luciano Marzorati, studioso di storia locale.
Decidere di pubblicare oggi un libro dedicato a dei benefattori è, purtroppo, una scelta controcorrente. Nel campo della saggistica i maggiori successi editoriali degli ultimi anni sono libri di denuncia. Sono inchieste giornalistiche o approfondimenti storici che hanno l’obiettivo di smascherare, denunciare, dimostrare che il male è dappertutto. Non si risparmia nulla e nessuno: la politica, l’economia, le istituzioni, la famiglia. Perfino la Chiesa deve spesso salire sul banco degli imputati. Non si nega l’utilità di indagini e denunce, ma non è giusto scoprire solo la metà marcia della mela, perché si rischia di indurre i lettori allo sconforto, alla rassegnazione, peggio ancora alla convinzione che, se il mondo è solo dei forti e dei furbi, è meglio mettersi dalla loro parte. No, non è così, nel mondo non ci sono solo i profittatori, ci sono anche i benefattori e non è necessario pensare a dei santi o a dei colossi dell’economia, della politica o della storia. Spesso quelli che meritano questo appellativo hanno vissuto vicino a noi, nei nostri paesi e la dimensione locale della loro esistenza e del loro prodigarsi rischia di appannarsi e, a poco a poco sparire, con il passare delle generazioni.
È dunque meritoria l’iniziativa editoriale del Centro studi territoriali Athene noctua, che vuole sottrarre al rischio dell’oblio persone che hanno fatto tanto per il bene dei nostri territori e delle nostre genti. Meritoria e coraggiosa e non solo perché controcorrente rispetto agli orientamenti della attuale editoria. In un’epoca in cui si sono affermati e si rivendicano con forza i diritti: al lavoro, alla casa, alla salute, all’istruzione… e si fa carico allo Stato di dare le risposte alle domande dei suoi cittadini, le parole benefattore e beneficenza sembrano aver assunto quasi una valenza negativa. Sembrano la riduzione al buon cuore di problematiche su cui si confrontano e si scontrano, ormai da secoli, dottrine e ideologie politiche. Non è mai stato così e ancora oggi non è così. Nel passato, e non è necessario risalire troppo indietro nel tempo, le risposte ai bisogni dei cittadini erano carenti o addirittura assenti. Basta ricordare che i primi ospedali, come quello di Cuggiono (1835) e quello di Castano Primo (1902), nascono per iniziativa privata, perché, in precedenza, l’unico luogo di cura per i nostri ammalati era l’Ospedale Maggiore di Milano, a cui l’infermo arrivava, quando arrivava vivo, dopo un viaggio di dodici ore, gettato su un carro agricolo. Oggi sicuramente le cose sono molto cambiate, ma, ancora una volta, lo Stato non basta: in tutta l’Italia operano tutt’oggi decine di migliaia di associazioni finalizzate al solo trasporto sanitario.
Parlare di benefattori comporta però un rischio, quello dell’agiografia: hanno fatto del bene, quindi vanno solo lodati ed esaltati sotto tutti gli aspetti. L’unico modo per evitare questo pericolo è affidarsi a una rigorosa e puntuale ricerca storica, tale da restituirci l’agire dei protagonisti nella loro epoca, nel loro ambiente, nella loro dimensione non eroica, ma umana. Perché il bene fatto da un eroe ci apparirebbe scontato e, probabilmente, poco interessante. Il bene fatto da un uomo invece ci coinvolge, interpella il nostro agire, ci obbliga a interrogarci sul nostro rapporto con gli altri, sul nostro ruolo nella società.
Questo è senza dubbio il merito maggiore dell’ultima fatica editoriale del Centro studi territoriali Athene noctua.
Di seguito i titoli e gli abstract delle biografie contenute.
Turbigo
Francesco Magni
Donazioni e lasciti: un’eredità che dura nel tempo
di Paolo Mira e Patrizia Morbidelli
Figura che emerge dal mistero grazie a documenti d’archivio, tra i quali due suoi atti testamentari. Legato a Turbigo, lì ebbe sepoltura, dopo aver fatto realizzare un imponente altare marmoreo in una cappella laterale della chiesa dei Santi Cosma e Damiano. Di famiglia nobile, proprietario di attività commerciali, uomo devoto e benestante, legato agli Agostiniani Scalzi, non mancò di operare per il bene della sua comunità.
Castano Primo
Francesca De Maestri Colleoni
La contessa che si prese cura dei più fragili
di Maria Cristina Moscatelli
Seppe coniugare il privilegio del suo status con un profondo senso civico e religioso. Sostenne opere pie e iniziative rivolte alla cura dei poveri, delle donne e degli anziani. A Castano, dove trascorreva lunghi periodi, promosse l’apertura dell’ospedale, cui destinò ingenti donazioni. L’azione della contessa non si limitò all’elargizione materiale, ma fu sempre accompagnata da una presenza attenta e partecipe nella vita del paese. La sua eredità, tangibile nelle istituzioni da lei fondate o sostenute, è presente ancora oggi nella struttura per anziani che porta il suo nome.
Vanzaghello
Ercole Seves
L’amministratore sempre attento ai bisogni dei suoi concittadini
di Maria Luisa Rivolta
Nella sua veste di sindaco di Magnago-Vanzaghello contribuì al miglioramento delle condizioni della popolazione e allo sviluppo del territorio. In un periodo segnato da gravi crisi agricole, cercò soluzioni concrete per le bonifiche dei terreni agricoli, appoggiò lo sviluppo ferroviario e la costruzione del ponte sul Ticino. Si impegnò nella sanità pubblica e nell’istruzione locale, dimostrando una visione moderna e attenta ai bisogni dei suoi concittadini.
Bernate Ticino
Don Rinaldo Anelli
Sacerdote, patriota, pioniere della cooperazione
di Emiliano Crotti
Chi era don Rinaldo Anelli? Senza ombra di dubbio don Rinaldo Anelli è stato una figura controversa della seconda metà dell’Ottocento. Un uomo di straordinaria nobiltà d’animo, profondamente impegnato nel migliorare la condizione dei più deboli, patriota e sacerdote, egli interpretò la sua missione non solo in senso spirituale, ma anche sociale, dedicandosi al benessere materiale dei contadini. Anelli riconobbe il legame tra povertà, malnutrizione e malattie, divenendo il promotore instancabile di iniziative cooperative, in particolare dei forni rurali, che avrebbero garantito un pane più nutriente e economico. Il suo nome resterà per sempre legato a questo progetto, che costituisce un'eredità duratura della sua opera sociale e civile.
Arconate
Don Costante Mattavelli
Un prete tanto carismatico, quanto scomodo
di Giovanna Ceriotti e Elena Monticelli
Nato in un’umile famiglia contadina e ordinato sacerdote a 25 anni, benvoluto da tanti e disprezzato da molti, don Costante Mattavelli (1873-1914) è stato un prete per molti aspetti rivoluzionario. Lega cattolica del lavoro, Cooperativa di consumo fra operai e agricoltori, Cassa rurale di depositi e prestiti sono solo alcune delle iniziative da lui intraprese a favore dei più umili. Troppo, evidentemente, per poter essere comprese in un’epoca ancora poco propensa ai cambiamenti.
Busto Garolfo
Giovanni Caccia e la sua famiglia
Gli imprenditori votati al bene
di Gianmario Pinciroli
Giovanni Caccia è stato un grande e appassionato imprenditore che ha saputo trasformare il dolore per i propri lutti in opere destinate alla Comunità bustocca: l’ampliamento del campo sportivo (1932), la Casa degli impiegati (1939), l’edificio del Dopolavoro (1940), il Villaggio Franca che prende forma nel 1941, l’edificio dell’Asilo Nido (1957). Un uomo che assieme alla sua famiglia è riuscito a trasformare i delicati ricordi personali in indelebile memoria collettiva.
Robecchetto con Induno
Carlo Vallardi
La passione per la medicina e la ricerca al servizio del territorio
di Giuseppe Leoni
Membro di una famiglia protagonista per oltre due secoli della cultura italiana, Carlo Vallardi (1884–1979), medico di gran fama e primario al Fatebenefratelli di Milano, è noto anche per il suo impegno sociale e per lo spiccato senso di umanità verso i suoi pazienti. Dopo l’internamento a Mauthausen, dove si dedicò alla cura e alla sopravvivenza degli internati, si impegnò nella riorganizzazione sociale e sanitaria del nostro territorio in anni di epidemie e alta mortalità.
Gaggiano
Cele Daccò
Una benefattrice instancabile e polivalente
di Paolo Migliavacca
Celestina Pasquali (1919-2021), moglie di Aldo Daccò, imprenditore e filantropo originario di Gaggiano, condivise l’impegno del marito sostenendo iniziative benefiche in Italia e in Svizzera. Rimasta vedova nel 1975, continuò l’opera benefica istituendo fondazioni, finanziando l’Università della Svizzera Italiana e contribuendo all’ampliamento dell’Istituto Mario Negri. A Gaggiano sostenne l’asilo e istituì borse di studio per i giovani, impegnandosi inoltre per l’apertura in paese di un centro culturale.
Buscate
Angelo Lodi
Il medico scrittore che ha raccontato il territorio e la sua gente
di Guglielmo e Raffaella Gaviani
Angelo Lodi (1920–2008) è stato medico condotto e scrittore. Laureatosi a Milano, ha esercitato per 45 anni a Buscate, guadagnandosi la stima dei pazienti per la sua umanità e dedizione. Ha svolto anche un’intensa attività letteraria: i suoi racconti sono ambientati nella realtà rurale del Novecento lombardo e danno voce a personaggi umili e semplici, dei quali racconta - con empatia e partecipazione - la vita, la sofferenza, il senso della comunità.
Cuggiono
Lucia Lattuada
La milanese che non ha mai scordato la sua Cuggiono
di Enrica Castiglioni e Stefano Natoli
Lucia Lattuada (1922-2017) lega il suo nome alla storica tessitura di famiglia che rappresentava un importante polo lavorativo non solo per Cuggiono, ma anche per i paesi circostanti. Nel 1966, alla morte della madre, diventa l’amministratrice della ditta di famiglia assieme alla sorella Giuseppina, poi nel 1970 (e fino al 1983) è amministratore unico della “Tessitura di Cuggiono di Lucia Lattuada fu Giovanni”. Alla sua morte ha destinato al Comune di Cuggiono un generoso lascito, vincolandone la destinazione a una funzione esclusivamente pubblica.
Inveruno
Don Rino Villa
L'entusiasmo della fede
di Paola Baronio ed Enrica Castiglioni
Ordinato sacerdote a 24 anni, svolge come primo incarico il ruolo di coadiutore a Inveruno: porta innovazione, dà impulso alle attività dell’oratorio e delle Acli; crea, dal nulla, una scuola serale per lavoratori, anticipando i tempi, cogliendo i veri bisogni degli inverunesi, soprattutto dei giovani. Organizza vacanze, gite in montagna, un gruppo teatrale, il tutto all’insegna della collaborazione, della partecipazione, dell’amicizia e dell’amore che devono, secondo il suo pensiero, essere alla base di ogni comunità.
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